Atti del Governo di Castelbolognese

Governo di Castelbolognese (1815-1860)

Il fondo raccoglie la documentazione prodotta dalla principale istituzione giudiziaria locale del territorio di Castelbolognese, il Governo di Castelbolognese, all’interno della compagine amministrativa della Legazione apostolica di Ravenna nel XIX secolo e delle istituzioni straordinarie create a cavallo dell’annessione del territorio al Regno di Sardegna fino al 1860.
L’istituzione dei Governi fu l’esito delle riforme amministrative di Pio VII seguite alla riannessione delle cosiddette “Province di seconda recupera” allo Stato pontificio dopo la Restaurazione.

Il Governo, retto da un Governatore di nomina sovrana, era la figura apicale nell’amministrazione giudiziaria dei territori comunali in cui era residente ed esercitava la giustizia sia in ambito civile che in quello criminale (penale). Oltre alle le funzioni propriamente giudiziarie i governatori svolgevano anche attività di vigilanza amministrativa su molti aspetti della vita istituzionale ed economica del loro territorio.
Secondo il Riparto dei governi e delle comunita dello Stato pontificio del 1817 il Governo di Castelbolognese era annesso al Distretto di Imola insieme ai governi di Imola e Casola Valsenio. Oltre all’area urbana di Castelbolognese la sua giurisdizione insisteva sulle località di Biancanigo, Borello, Campiano, Casalecchio, Casanola, Castel nuovo, La Pace, San Pier di La e Serra. A seguito del motuproprio 21 dicembre 1827 emanato da Leone XII, il Governo di Castelbolognese vide estesa la sua giurisdizione anche sulle comunit à di Bagnara, Riolo Bagni e Solarolo.
Con l’annessione della Provincia di Ravenna nel Regno di Sardegna nel 1859 i Governi vennero trasformati in Regie giudicature di mandamento, e in seguito trasformate in Preture, con l’entrata in vigore della riforma del sistema giudiziario del Regno d’Italia nel 1865.

Il fondo del Governo di Castelbolognese, versato dalla Pretura di Faenza, è stato conservato presso la Biblioteca Manfrediana di Faenza ed è pervenuto alla Sezione di Archivio di Stato nel 1970, anno in cui Istituto è stato aperto al pubblico.

Il fondo è strutturato in 9 serie principali:

  • Atti civili (1816-1859, con documenti fino al 1860) che comprendono processi, conciliazioni, sentenze, volontaria giurisdizione;
  • Atti di polizia (1825-1859);
  • Circolari e stampe (1815-1859);
  • Corrispondenza amministrativa (1825-1859, con documenti fino al 1860);
  • Corrispondenza criminale (1848 – 1859);
  • Precettati (1848 – 1859);
  • Processi criminali (1822 – 1823; 1832-1859 con documenti fino al 1860);
  • Registri civili (1816 – 1824);
  • Registri criminali (1816 – 1824).

Giurisdizione criminale

In ambito criminale il Governo giudicava cause per reati punibili con meno di un anno di opera. Le sentenze criminali non erano appellabili.
I reati più gravi erano giudicati dal Tribunale criminale, poi Tribunale civile e criminale di prima istanza di Ravenna, la cui documentazione è conservata presso l’Archivio di Stato di Ravenna.

Alcune lacune nella documentazione precedente al 1849 sono imputabili ai i disordini che divamparono in molte città dello Stato pontificio al momento della proclamazione della Repubblica Romana il 12 febbraio 1849, quando la folla prese d’assalto i locali dell’archivio criminale del Governatore di Castelbolognese dando alle fiamme parte delle carte presenti.

Giurisdizione civile

In ambito civile il Governo giudicava le cause minori (che non superavano il valore di cento scudi), le cause di “sommariissimo possessorio (possesso momentaneo di beni), le cause di alimenti dovuti, di danni dati, di mercedi (salari) dovute ai giornalieri, le controversie per le contrattazioni in tempo di fiera e di mercato ”, inoltre aveva funzioni di controllo amministrativo su appalti e lavori pubblici del distretto.
Le cause erano portate in appello davanti al Tribunale civile di prima istanza, poi Tribunale civile e criminale di Ravenna, la cui documentazione è conservata presso l’Archivio di Stato di Ravenna.

Introduzione a cura di Antonia Alpi e Dario Taraborrelli


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Ultimo aggiornamento

19 Marzo 2024, 16:02